
All’inizio furono gli “enti” e con loro arrivò la consapevolezza di non esser più bambina, la voglia di ribellione e d’indipendenza faceva da padrona. In quegli anni tutto ti sembrava possibile, ti sentivi immortale. Nonostante l’incoscienza e la stupidità sono stati anni divertenti.
Poi eccoli là, gli “enta” si sono presentati alla porta come il postino che suona al citofono proprio quando sei arrampicata sulla libreria intenta a spolverare quell’ultimo scaffale, quello più in alto naturalmente.
I giorni passano più lentamente, le utopie da realizzare hanno lasciato il posto alle prime responsabilità e si comincia a correr dietro alla maturità. Inizi a preoccuparti delle questioni che fanno girare questo vecchio mondo, ma non te ne preoccupi poi molto. Sei troppo coinvolta nell’aprire e chiudere porte pensando “venite pure avanti occasioni, troverò quella giusta per la mia vita”.
Quella sera schiacciata sul divano, mentre il libro che tieni in mano ti costringe a comporre immagini che prendono vita, alzi gli occhi per un istante e davanti a te, fermi in salone a fissarti, ci sono gli “anta”. Gli astri continuano a mutare nel cielo e inizi a rimuginare su qualche debole presagio. E un po’ impaurita rimani ad aspettare che torni il giorno.
Ma non credere che questo incontro cambi più di tanto la tua vita. Non sottovalutare questi anni perché in questa città assurda si possono ancora cogliere gli sguardi pitturati in viso della gente che ti vuole bene. Saranno gli anni più interessanti della tua vita e sarai ancora in grado di ridisegnare il mondo.
Una volta un saggio ignorante mi disse: “Di notte ricordati di guardare l’orsa, perché ti porterà diritto verso il nord della polare”.
Gli “enti”, gli “enta” e gli “anta” non sono che simboli diversi dello stesso viaggio, forse il più bello che si possa mai immaginare.