La strana voglia sulla schiena

C’era una volta, in un mondo non troppo lontano una casetta, né troppo piccola né troppo grande, dove viveva una ragazza con una strana voglia sulla schiena, non aveva un aspetto ben definito, ma osservandola attentamente poteva assumere tante forme. Era possibile che si vedesse una distesa bianca e desolata nel profondo del Polo Sud oppure un manto dorato che ricordava un campo di grano o ancora una foresta pluviale lussureggiante a tal punto da provocare la sensazione di poter stare in un paradiso celeste. Tuttavia, a parere di tutti la forma più bella era il deserto di Atacama con le sue dune mosse.  

Quel deserto è l’area più arida del mondo, ma all’incirca ogni sette anni avviene una spettacolare fioritura che lo trasforma in una distesa di colori. Un dolce incanto.  

Un giorno un giovane pittore, meravigliato dalla forma volubile della voglia sulla schiena della ragazza decise di fermarsi nella casetta, né troppo piccola né troppo grande, per dipingere quello che appariva ai suoi occhi.   

Prese il suo cavalletto, posizionò una tela bianca e iniziò a disporre i vari colori sulla sua tavolozza. 

La tela bianca allora si riempì di colori chiari come il giallo e il celeste, perché rappresentavano tutti i momenti di gioia dell’umanità.  

Quando il primo dipinto fu terminato prese una seconda tela, ma stavolta sulla tavolozza pose solo i colori più scuri che rappresentavano tutti momenti bui in cui era caduta l’umanità, ma dai quali si era rialzata. 

Alla fine, prese una terza tela e sulla tavolozza pose tutti i colori che possedeva perché tutti insieme questi momenti possono essere sia belli che brutti, ma sta a noi scegliere se imparare da essi qualcosa oppure non apprendere nulla. 

Alla fine, il pittore soddisfatto del suo lavoro ripose tutta la sua attrezzatura nello zaino e prima di lasciare quella casetta, né troppo piccola né troppo grande, per incamminarsi verso il sud del mondo volle donare quelle tele piene di colori alla ragazza. 

Da quel giorno la strana voglia sulla schiena della ragazza non si tramutava più nei paesaggi incantati del mondo, bensì prese la forma meravigliosa di tutti gli esseri viventi perché in realtà tutti noi siamo fatti di colori e la vita è proprio come una grande tavolozza. 

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