
Il guardiano del parco
Una leggenda, sostengono. Una favola per bambini come quelle che si raccontano per farli addormentare, sostengono.
Il parco è silenzioso. Lo veste una leggera nebbia con gli alberi spogli a fargli da sentinella. La luce tenue della luna cerca di farsi largo dietro quel muro di foschia che gli sbarra la strada.
Dicono che dorma sotto il cielo aiutandolo a diventare nero. Poi prende le stelle e le mette sotto il cuscino. Non chiede mai niente, ma sembra cercare sempre qualcosa nell’aria, in compagnia della sua lanterna. Una lanterna di carta, come quelle cinesi che si lasciano volare trasportate dal vento. Una mano, una mano forte la tiene, poi la posa su una roccia bassa e piatta. La timida luce rossa si allarga, si espande fino al centro del parco dove tutto è più buio, dove nessuno osa entrare nemmeno gli angeli. Alla mano è allacciato un braccio, un corpo adulto, piedi che non lasciano traccia sull’erba gelata. Un viso da uomo con gli occhi di un bambino, capelli corti color del tempo e vestiti con le sfumature del parco: marrone come i secoli trascorsi dalle querce, verde come l’erba, rosso, giallo e arancio come foglie d’autunno, nero come l’ombra di un albero nudo abbandonato alla luce di un tramonto invernale.
La mano si muove verso la lanterna, la luce si fa più intensa e più ardente. Mentre un oceano di foglie si disseminano, guidate da un vento caldo di cui si può solo percepire la presenza, per tutto il parco, su tutti gli alberi, da quelli secolari a quelli più giovani. Poi la lanterna torna alla sua tenue luce, ma c’è qualcosa di diverso. La pioggia è lontana, il vento non è più gelido e tagliente, le stelle ad una ad una si fanno strada nella notte calma.
E’ la notte di fine inverno.
L’uomo ha svolto ancora una volta il suo compito, ma tornerà. Tra sei mesi, per raccogliere tutte le foglie e custodirle nella sua lanterna durante l’inverno. E sarà così fino alla fine dei tempi.
Una leggenda, sostengono. Una favola come quelle che si raccontano ai bambini per farli addormentare, sostengono.
Eppure io, il guardiano del parco l’ho incontrato.
